Alpa Aikido

cognard alpa 2017

 

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Bambini e Aikido

immagine_bambini_02Come per l'adulto, per il bambino praticare è entrare in uno spazio nuovo dove fare nuove scoperte. Attraverso questa pratica marziale non competitiva trova dei mezzi per scoprire se stesso.

L'attenzione allo spazio (dojo), all'altro (partner), alla tecnica (Aikido) e a se stesso (il proprio corpo) avvicina il bambino a nozioni quali la vigilanza, la dinamica, lo sguardo aperto, la scioltezza, la tonicità, la regola, l'etica, la tradizione, l'efficacia, il piacere…
Il bambino sviluppa così con l'altro e con se stesso un rapporto di fiducia e senza paura. Impara a cadere, a volare e a godere dei propri progressi.

Il passaggio di grado segna l'evoluzione tecnica e personale dell'allievo, riconosce un livello e dà indicazioni per il proseguimento della pratica.
La nostra scuola propone l'Aikido ai bambini dai 7 anni in avanti.

Il corpo nella società moderna

"dal corpo oggetto al corpo soggetto"

immagine_bambini_03Nella  nostra epoca ci si occupa molto dello sviluppo del bambino nelle forme più diverse: dalle esperienze psicomotorie per i più“piccoli”ai giochi educativi e di cooperazione,fino ai giochi interattivi per i più grandi,oltre alle attività artistiche e sportive. Tutto   questo patrimonio è a disposizione dei bambini ma soprattutto dei genitori,che sembrano spesso essere più preoccupati di rendere la propria progenie capace di  performance intellettuali e sportive che dimostrino la loro intelligenza,la prontezza e le capacità attitudinali nelle più disparate discipline spesso a scapito dell’essenziale : l’essere e l’identità profonda. Così a poco a poco i nostri figli diventano dei meri  consumatori avulsi dal proprio stesso essere.

Già nell’infanzia e ancor più nell’adolescenza, i ragazzi subiscono le pesanti pressioni delle mode generazionali e negli oggetti di consumo,  legate all’elaborazione di un’identità e di un’appartenenza.
Non è più il corpo per se stesso ma per l’immagine da dare, da apparire.
E’ il corpo portato all’estremo, che nello sprezzo del pericolo cerca i propri limiti e i propri rituali……fino a che punto ?
La  pubblicità e i media giocano pesantemente sull’identità dei giovani e degli adolescenti abbinando i prodotti da vendere a immagini trasgressive e accattivanti che per esempio promuovono modelli di femminilità seducente in prodotti destinati a ragazzine pre-adolescenti.
Anche gli adulti sembrano aver abdicato al loro ruolo di educatori e di guida,tuttavia il corpo è il “primo luogo” in cui si vive,la prima manifestazione della propria esistenza,è il luogo in cui  si costruiscono l’identità  e la stima di se stessi,dove si elaborano gli strumenti dello scambio,della relazione,del rispetto e della coscienza dell’‘alterità. E’ fondamentale poter proporre ai nostri figli una pratica,una disciplina sportiva o artistica nella quale l’applicazione tecnica,didattica e pedagogica non sia in contraddizione con i loro bisogni legati alla crescita

Quando un bambino scopre il movimento e la gestualità dell’Aikido, resta sempre un può stupito…… nella meraviglia di aver trovato questa forma di espressione.
Scopre che può utilizzare il corpo in un modo diverso,che non ha niente da provare o da affermare nell’opposizione e nel contrasto……. sembra fare un’ esperienza nuova e diversa.

Nell’ insegnamento tradizionale delle arti marziali e in particolare nell’ Aikido,la parola viene utilizzata poco.
Un volta impostati il  rituale e le regole, è il gesto insegnato dal “maestro all’ allievo” che importa e il percorso di scoperta corporea che ne consegue.
La tecnica di Aikido si elabora e si costruisce grazie all’accettazione dell’ incontro e dello scambio con l’altro.
Sembra ovvio ma senza compagno di pratica (e non avversario), non c’è Aikido possibile!
“ ho bisogno dell’altro,l’altro ha bisogno di me”.
Ecco una delle prime esperienze…e  già questa cambia il nostro sguardo sulle relazioni e sul mondo.
L’Aikido permette la scoperta del proprio corpo attraverso scambi tecnici “a doppio senso”: il bambino a volte è “uke”,a volte “seme”.Ciò significa che agisce e che si lascia agire.
E’ attore dell’ azione e subisce l’azione dell’ altro. A volte passivo,a volte attivo: l’esperienza permette d’integrare la tecnica  secondo due modi comportamentali ben distinti e due scambi relazionali.

Al livello motorio e fisico,il ruolo di “seme”( quello che agisce) suppone un’azione determinata e un tono muscolare nell’ impostazione del corpo e degli spostamenti .Il ruolo di “uke” necessità del” lasciarsi agire” ( ciò non significa pertanto diventare l’oggetto dell’altro…).E’ un tempo di rilasciamento del corpo,di non-forza e un lasciare fare durante il quale le tensioni fisiche e psichiche si cancellano.

Al livello relazionale,l’intercambiabilità presuppone un rapporto di reciproca fiducia  e  rispetto.

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